Capo Miseno

Capo Miseno è un'altura di m 164, ben riconoscibile in tutto il golfo di Pozzuoli, che racchiude verso occidente. Da lontano si riconosce per la sua caratteristica forma troncoconica; in pianta esso ha invece una conformazione piriforme, con l'apice rivolto verso sud. Presenta una insenatura verso ovest, raggiungibile solo dal mare, chiamata Cala Moresca.

Capo Miseno è il resto di un antico edificio vulcanico facente parte dei Campi Flegrei, datato fra i 35.000 e i 10.500 anni fa. Esso è situato su di un unico asse insieme ad altri due vulcani situati verso nord e datati alla stessa epoca, costituiti l'uno dal porto di Miseno (i cui bordi residui sono riconoscibili nel lungo isolotto ricurvo di Punta Pennata e di fronte ad esso nelle due punte di Punta Terone e Punta della Sarparella), mentre l'altro vulcano forma tutto il rilievo che caratterizza il centro antico di Bacoli, da Punta del Poggio e Piscina Mirabile fino a Centocamerelle.

L'antica caldera del vulcano di Capo Miseno è situata verso sud nella zona del faro, dove termina la strada che risale il monte, dopo averlo attraversato con una galleria. La caldera è particolarmente ben visibile dal mare. Una veduta privilegiata la si ha prendendo il traghetto che da Pozzuoli porta alle isole di Procida e Ischia, che costeggia il Capo Miseno: la caldera è così riconoscibile quale conca semicircolare, simile ad un anfiteatro naturale. Nelle parti più profonde di essa vi sono state costruite delle villette private attorniate da giardini.

Dal punto di vista geologico Capo Miseno è formato da roccia tufacea gialla che su tre lati cade a picco sul mare; superiormente essa è ricoperta dalla cenere tipica dei Campi Flegrei, la pozzolana bianca, riconoscibile in giacitura primaria sulla sommità del Capo. Solo verso settentrione, dove Capo Miseno è attaccato alla terraferma, vi è un pendio in parte boscoso, in parte coltivato a vigneti, che digrada dalla cima del monte fino all'omonimo paese di Miseno, situato ai suoi piedi.

Capo Miseno portalenapoliCapo Miseno è un'altura di m 164, ben riconoscibile in tutto il golfo di Pozzuoli, che racchiude verso occidente. Da lontano si riconosce per la sua caratteristica forma troncoconica; in pianta esso ha invece una conformazione piriforme, con l'apice rivolto verso sud. Presenta una insenatura verso ovest, raggiungibile solo dal mare, chiamata Cala Moresca.

Al Capo Miseno sale una strada carrozzabile asfaltata, tra vecchie ville padronali, villette residenziali, interessanti masserie, e ruderi di epoca romana. La strada attraversa il monte con una galleria moderna e termina ad una terrazza che guarda sul golfo di Pozzuoli, nei pressi del faro di Miseno (quest'ultimo in un'area non accessibile). Da questa terrazza (situata a quota m 65 s.l.m.) è possibile raggiungere a piedi la cima del Capo Miseno grazie ad un sentiero lastricato di blocchetti di tufo, che risale lungo il pendio dell'antica caldera del vulcano; questo sentiero, essendo esposto a sud, offre una superba vista su tutte le isole dell'arcipelago campano. Un altro sentiero, meno lungo di quello posto a meridione ma molto più ripido, è posto lungo le pendici settentrionali, principiando a fianco della galleria, prima che la si imbocchi. Questo sentiero, molto suggestivo, passa nella zona boscosa di Capo Miseno che qui, essendo molto fitta, non permette tuttavia alcuna veduta panoramica prima che si raggiunga la cima. I due sentieri, già in cattive condizioni, sono stati restaurati non molti anni or sono dall' "Associazione Amici di Miseno" e dalla Forestale che ne cura la manutenzione, soprattutto tagliando la vegetazione lussureggiante che periodicamente può ridurre vieppiù l'accesso ed il passaggio.

In cima al Capo la vegetazione è molto rigogliosa e piuttosto selvatica; talora, quando essa prende il sopravvento, può non essere agevole l'escursione, raggiungendo la flora spontanea (soprattutto ginestre e canne) un'altezza superiore ai metri 1,50. Ciò non di meno, è sempre possibile un'escursione, basta seguire il sentierino che ha un percorso grossomodo circolare, facendo un giro periferico dell'altura. Anche quando la vegetazione non è eccessivamente alta, conviene in ogni caso non abbandonare mai i sentieri tracciati, poiché tutta la sommità è interessata da resti di casematte, rifugi antiaerei e cisterne riferibili a postazioni strategiche militari dell'ultima guerra mondiale. Poiché le loro aperture o fratture nelle volte non sempre sono visibili nell'erba alta, per chi abbandona il sentiero sussiste il reale rischio di poter precipitare in qualche cavità sotterranea.

Al Capo Miseno sale una strada carrozzabile asfaltata, tra vecchie ville padronali, villette residenziali, interessanti masserie, e ruderi di epoca romana. In cima al Capo la vegetazione è molto rigogliosa e piuttosto selvatica; talora, quando essa prende il sopravvento, può non essere agevole l'escursione, raggiungendo la flora spontanea (soprattutto ginestre e canne) un'altezza superiore ai metri 1,50.

Il nome di Miseno si connette nel mito all'Eneide di Virgilio.

Nel Libro VI il pio Enea, seguendo il consiglio di Eleno (fratello di Ettore e re dell'Epiro), si reca a Cuma per incontrare la Sibilla Cumana, al fine di avere da lei preziosi consigli sul suo futuro ed indicazioni sul destino che lo attende. Giunto sulle coste di Cuma, nel tempio di Apollo Enea incontra effettivamente la Sibilla che, invasata dal dio, gli predice che nel Lazio egli andrà incontro a guerre e a sangue. Enea prega la Sibilla di accompagnarlo ai Campi Elisi, ma lei gli risponde che ciò non è possibile se prima lui non trova il ramoscello d'oro sacro a Proserpina e seppellisce il suo compagno Miseno, morto.

Miseno era il trombettiere di Enea, che avendo sfidato Tritone nel suono della tromba, era stato da questi precipitato in mare dove era miseramente annegato. Enea, trovato il suo corpo gettato dalle onde sulla spiaggia, ne appronta il rogo, quindi lo seppellisce sotto un immenso tumulo (il Capo Miseno per l'appunto), quasi una grandiosa tomba a perenne memoria dell'eroico compagno.

Sepolto Miseno, Enea rinviene il ramoscello d'oro che egli prontamente porta alla Sibilla; effettuati gli opportuni sacrifici alle divinità infernali, al lago d'Averno Enea accompagnato dalla Sibilla scende negli Inferi dove incontra il suo defunto padre Anchise che gli mostra le anime dei suoi gloriosi discendenti, che attendono di reincarnarsi in un nuovo corpo.

 

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